Santi Nazaro e Celso

Notizie storiche

Sulle origini della prima chiesa paleocristiana, di cui sono osservabili
rimanenze murarie nella parete esterna della navata settentrionale, non si hanno notizie
certe. Considerando la testimonianza più antica di presenza cristiana nell’areale (epigrafe
funeraria di Primaluna, 425 d.C.), la diffusione del culto di Nazaro e Celso nella diocesi di
Milano, successiva al ritrovamento dei corpi dei martiri da parte di sant’Ambrogio (395
d.C.) e la posizione strategica di Bellano sulla via di comunicazione tra Milano e l’antica
Rezia, si può ipotizzare che un primo edificio sia sorto nel corso del V secolo d.C.
L’unica documentazione d’archivio relativa al primo millennio è un placito del 905, relativo
a una contesa giuridica, in cui si attesta come Bellano fosse corte dell’arcivescovo di
Milano. La prima testimonianza esplicita della prepositurale bellanese è un’annotazione
della fine del XIII secolo all’interno del manoscritto Liber Notitiae Sanctorum Mediolani.
Due sono i momenti costruttivi principali a cui si devono le attuali forme architettoniche
della chiesa: il primo, l’erezione della nuova chiesa in stile romanico, sull’antico edificio
paleocristiano, avvenuta non oltre la fine del XI secolo; il secondo, la ricostruzione in stile
gotico della navata meridionale e della facciata, gravemente danneggiate da una piena del
torrente Pioverna occorsa il 9 settembre 1341. Interventi architettonici ulteriori, nel corso
dei secoli successivi, riguardarono principalmente la zona del presbiterio e il campanile.


Facciata

Ricostruita da maestranze campionesi tra 1341 e 1348, la facciata si distingue
per la caratteristica bicromia, che ingentilisce una struttura dalla concezione severa,
ancora memore dello stile romanico. Risalta la cornice a rilievo, in terracotte maiolicate
verdi, contornante l’ampia finestra circolare, entro cui si trova una vetrata policroma
raffigurante i santi Nazaro e Celso, datata alla prima metà del Cinquecento. Sopra al
portale maggiore, del 1543, vi è una pregevole edicola trecentesca, all’interno della quale
campeggia la figura di sant’Ambrogio. Tra i vari rilievi presenti sulla facciata si segnalano
due stemmi: il “biscione” visconteo affiancato dalle lettere J O, a indicare l’arcivescovo
Giovanni Visconti, reggente la cattedra di Milano nel periodo della costruzione; una torre
merlata campeggiante su un serto circolare di alloro con le lettere gotiche A N,
dall’identificazione incerta. Entrambi gli stemmi ritornano nel moderno stemma del comune
di Bellano.


Navata centrale

Gli affreschi sulle volte della navata maggiore, dipinti nel 1530, seguono
due progetti pittorici: nelle fasce degli intradossi degli archi sono riprodotte figura umane
(progenitori, profeti, sibille), mentre sulle più ampie superfici delle volte gli affreschi
mostrano un carattere spiccatamente decorativo, con un fitto intrecciarsi di ornati
tipicamente rinascimentali (composizioni fitomorfe, vasi ornamentali, angioletti, figure tratte
dalla mitologia). Nella parte anteriore della navata, in prossimità del presbiterio, gli
affreschi risultano rifacimenti a imitazione degli originali, eseguiti a seguito dei
rimaneggiamenti del presbiterio effettuati fra la fine del Settecento e i primi anni
dell’Ottocento, che probabilmente danneggiarono gli affreschi cinquecenteschi. Ancora più
recenti gli affreschi degli alzati della navata, realizzati nel primo Novecento in sostituzione
degli originali della fine del Cinquecento.

Presbiterio

Nel corso dei secoli, l’area del presbiterio fu interessata da diversi interventi e
rimaneggiamenti: prima un sopralzo dell’abside, all’inizio del Seicento, quindi un
prolungamento e un ulteriore sopralzo con la conclusione a emiciclo verso est alla fine del
Settecento. Della fase gotica si sono conservate la chiave di volta della copertura, oggi
murata all’esterno della chiesa sul lato settentrionale, e due mensole oggi reggenti le due
acquasantiere nei pressi degli accessi laterali.
Del primo Cinquecento è il tabernacolo marmoreo, già posto sull’altare maggiore e i cui
resti sono oggi visibili murati sulla parete settentrionale del presbiterio. Nel 1832 iniziò la
costruzione dell’altare ancora oggi visibile, in sostituzione del precedente altare in legni
intagliati e policromati, eretto nel primo Seicento in conformità alle ordinazioni di Federico
Borromeo. Il nuovo altare, consacrato nel 1837, fu realizzato secondo imponenti e gelide
forme, ancora memori di stilemi neoclassicheggianti. La statua grande del Sacro Cuore, in
legno inverniciato, fu collocata sull’altare nel 1899.
Del primo Ottocento è la decorazione pittorica del presbiterio, realizzata secondo formule
analoghe a quelle ornanti le volte della navata centrale.
Sul fondo dell’abside è il coro, con i suoi sedili intagliati in legno di noce di severa e
importante fattura, eseguiti nel 1640 e qui riadattati durante i lavori di ampliamento sul
finire del Settecento. Altre notevoli esecuzioni lignee seicentesche sono la panca dall’alto
dossale, con due angioletti che soffiano in lunghe trombe, e i due pulpiti riccamente
intagliati.
Alla parete nord del presbiterio è odiernamente addossato un cassettone di gusto
neogotico realizzato non anteriormente alla fine del XIX secolo.
Al sommo dell’arco trionfale è appesa una scultura lignea, raffigurante il Crocifisso,
policroma e dorata, con alla base della croce due angioletti in atto di sostenere lo
strumento del martirio. Si tratta di un oggetto di media qualità, di gusto baroccheggiante
ma cronologicamente non anteriore alla fine del Settecento, se non forse meglio all’inizio
dell’Ottocento.


Navata meridionale

A metà della navata è conservato l’affresco che in passato decorava
la lunetta sovrastante il portale maggiore. Il dipinto, datato alla seconda metà del
Quattrocento, rappresenta la Vergine coronata, con il piccolo Gesù in braccio, affiancata
dai santi Nazaro e Celso. A destra dell’affresco vi è un confessionale tardo-rinascimentale
(un gemello si trova nella navata settentrionale), elaborato di notevole fattura, in cui
spiccano i busti virili a lato del vano centrale, in alto, e i volti di cherubini a forte rilievo.


Cappella di san Giovanni Battista

Di fondazione trecentesca, la cappella del Battista si presenta nelle forme risultanti dai rimaneggiamenti dei primi anni del Seicento. Gli stucchi barocchi che decorano la volta sono seicenteschi, mentre i dipinti parietali sono tipiche espressioni di uno stilizzato e freddo neoclassico. La cappella conserva testimonianze d’arte di epoche molteplici. Di notevole importanza la pala d’altare di inizio Cinquecento,
illustrante episodi della vita del Battista e in cui si possono leggere spunti culturali non
squisitamente lombardi, ma che sembrano guardare al mondo transalpino e alle incisioni
di Dürer o di Cranach il Vecchio. Sempre al primo Cinquecento è riferibile il raffinato
dipinto a tempera con la Madonna in trono reggente il piccolo Gesù e affiancata da santi
(Bartolomeo, Domenico e Rosa da Viterbo); sono evidenti strette connessioni con l’opera
di Bernardino Luini.

Navata settentrionale

In corrispondenza della seconda campata, rimane l’avanzo rimane
di una decorazione parietale a fresco, accanto alla quale vi era un altare minore. I caratteri
stilistici dell’opera ne permettono un’attribuzione al XV secolo non eccessivamente
inoltrato. A sinistra dell’affresco vi è un confessionale tardo-rinascimentale, gemello di
quello posto nella navata meridionale nella stessa posizione. Al tardo Settecento è,
invece, attribuibile un secondo confessionale: opera dalle sobrie ed eleganti forme, è
collocato presso la porta minore laterale.


Cappella della Madonna del Rosario

La cappella della Madonna del Rosario si segnala
per l’ancona lignea rinascimentale, al centro della quale campeggia la Madonna del
Rosario, eseguita secondo pregevoli canoni di sicuro impianto barocco. Il divario tra la
pala e la statua può essere spiegato dal nuovo impulso che si verificò anche a Bellano
verso la devozione alla Madonna del Rosario, in particolare a partire dai primi anni del
Seicento, con anche la costituzione della confraternita del Rosario. La nuova statua della
Madonna del Rosario andò quindi a sostituire la precedente della Madonna Assunta. Le
statue dei santi Nazaro e Celso, Ambrogio e Giorgio sono realizzazioni novecentesche, in
sostituzione degli originali trafugati.
Ai lati della cappella sono riprodotti, ad olio su tela, dieci dei Misteri del Rosario: i cinque
Gaudiosi e i cinque Dolorosi; sulla volta, fra ricche decorazioni a stucco, sono raffigurati a
fresco, entro medaglioni, i Misteri Gloriosi, concludentisi nell’immagine centrale con
l’incoronazione di Maria. Dipinti e affreschi sono databili al Seicento.


Sacrestia

Edificata nella seconda metà del Cinquecento, la sacrestia è arredata con
mobili seicenteschi in noce riccamente intagliati. Ancora attribuibile al Seicento è la vasca
lavamani in marmo chiaro, con serbatoio per l’acqua di riserva in marmo nero e rosso.
Apprezzabili dipinti sono conservati nella sacrestia, tra questi due Natività: una tavola
lignea dipinta, di qualità rilevante, il cui gusto iconografico e lo stile della composizione
permettono di attribuire a una fase avanzata del Trecento, e una raffinata tempera
dell’inizio del Cinquecento. Sull’armadio della sagrestia includente due confessionali è
inserita un’immagine seicentesca del crocifisso, dipinta su una lastra di pietra di Lavagna.
Di formule più correnti è un dipinto a olio su tela, di forma ovale. Opera databile al secolo
XVIII, sono rappresentate le figure di san Gioachino in atto pensoso e della giovane Maria
intenta alla lettura di un libro devozionale.


Battistero, pavimentazione e acquasantiere

Apprezzabile elaborato del primo Settecento è il complesso che compone il battistero. Sulla conca, eseguita in marmo nero con venature bianche, si erge il pregevole ciborio in legno. Entro la metà del secolo fu aggiunto il baldacchino, retto da quattro colonne in marmo nero di Varenna, con inserti in
marmo rosso, e chiuso da un artistico cancelletto. Sempre dell’inizio del Settecento sono
le due acquasantiere collocate ai lati dell’ingresso, eseguite in marmo nero venato di
bianco, con inserti a bugnato rosso nel basamento. La pavimentazione marmorea, che
richiama nella bicromia la facciata, è dell’inizio del Seicento.


Campanile

Eretto nel 1567 su prescrizione dell’arcivescovo Carlo Borromeo, che visitò la
parrocchia l’anno precedente. In precedenza, esisteva un campanile a vela al di sopra del
portale maggiore.